difficoltà a leggere e scrivere Martina Desiderio Logopedista Abruzzo

Imparare a leggere e scrivere non è un gioco da ragazzi

Nel mio percorso formativo la maggior parte dei bambini stenta ad apprendere quel processo così complesso, ma allo stesso tempo magico, della letto-scrittura; loro stessi, alcune volte, non trovano la curiosità nell’analizzare quei segni così strani che osservano in televisione, sui cartelli pubblicitari, nelle etichette degli scaffali del supermercato.

Non sono solita generalizzare, tuttavia il bambino che presenta questa tipologia di difficoltà non mostra interesse nel riconoscimento delle lettere o dei segni numerici. Si, perché il codice scritto è ovunque e circonda il bambino. Tutti siamo immersi in un oceano di parole, ma il bambino ne fa conoscenza quando il sistema neuro-cognitivo è pronto per apprendere tali processi.

Il primo apprendimento del codice scritto avviene autonomamente, senza che nessun adulto glielo insegni.

Niente è facile, nulla impossibile.

Ma quanto è difficile imparare a leggere e scrivere?

“Dai che è facile? Non la vedi che è una M?”

La complessità degli apprendimenti emerge in tutta la sua portata quando ci si trova a lavorare con bambini che presentano difficoltà e/o disturbi più o meno gravi dell’apprendimento.

Vorrei analizzare i passaggi che portano all’acquisizione del codice scritto, per essere persone attente, scrupolose, consapevoli nel dare informazioni didattiche adeguate e successivamente riabilitative:

1) i processi neuropsicologici: l’attenzione, la memoria, la programmazione spaziale, la lateralizzazione;

2) il substrato cognitivo: questa parte è ampliamente influenzata dalle stimolazioni esterne, dalle opportunità educative che ogni bambino riceve dalla famiglia e da tutte le situazioni socio-ambientali che si trova a vivere;

3) la metacognizione: sono quelle capacità che un bambino possiede nel risolvere un problema, il fatidico “Eureka”!!

4) la motivazione: la motivazione la conosciamo tutti, è il motore che muove qualsiasi cosa!

Una buona motivazione, per esempio, porta il bambino con dislessia a vedere “oltre” quelle strampalate /d/e/b/, porta ad analizzare un brano attraverso una strategia compensativa alla lettura ad alta voce, senza perdersi d’animo.

Tutte queste caratteristiche dovranno essere in piena sinergia tra loro. Il bambino dovrà prima decodificare la stringa fonologica che corrisponde alla parola da scrivere dettata dalla maestra, effettuerà un’analisi metafonologica (“lumaca—lu-ma- ca, oppure, l-u- m-a- c-a”); si innescherà, quindi, il processo grafo-motorio fino ad arrivare alla rilettura completa della parola.

 

Cosa dovremmo chiederci noi adulti quando vediamo un bambino in difficoltà?

Quando un bambino stenta nell’apprendimento della lettura e della scrittura è necessario fare un passo indietro, ponendoci domande del tipo:

  • come sarà la sua memoria e breve termine?
  • la sua motivazione sarà alta?
  • avrà una giusta attenzione?
  • avrà delle buone capacità di “problem solving”?

Queste domande potrebbero darci un aiuto per una valutazione accurata da parte del terapista per capire il motivo per il quale il bambino impieghi tanta fatica in un processo definito semplice.

Avete constatato quante domande ci siamo posti?

A voi la riflessione.

 

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