10 Mar Prendiamoci le nostre responsabilità
Sempre di più mi ritrovo, durante le mie ore lavorative e di training dirette ai bambini ed alle famiglie,a dover sensibilizzare gli stessi genitori sul perché portano i loro bambini a fare logopedia. Eppure durante la valutazione cerco di essere sempre molto chiara ed esaustiva riguardo il bilancio logopedico e di tutto ciò che ne consegue.
Logopedia non significa “la facciamo un po’, poi basta”; come scriveva una mia collega/amica sulla sua pagina FB “logopedia non contiene olio di palma”; logopedia non è una “parolaccia”.
Sempre di più incontro resistenza e ripensamenti. Dopo aver riconsegnato un profilo, di solito, un percorso lo si stabilisce per un tempo minimo di 6 mesi, variabile da caso a caso. Chiedo sempre alle famiglie di prendersi del tempo prima di iniziare un percorso. Mi rendo conto che non sia sempre facile accettare anche una lieve difficoltà. L’impegno del lavoro assorbe ed il tempo per la logopedia non sempre c’è.
Dopo qualche mese (se tutto va bene, di solito, anche dopo una settimana), arriva la classica affermazione: “dottoressa, io lo trovo migliorato, secondo me era stanco durante la valutazione che abbiamo fatto”.
Per fortuna che faccio rimanere i genitori in stanza con me durante la valutazione del proprio bambino affinché sia tutto chiaro, limpido e trasparente. Ma nulla, nemmeno questo basta alcune volte .
Cosa fa il/la Logopedista durante la valutazione di un/a bambino? cosa osserva?
Noi logopedisti effettuiamo bilanci standardizzati per età e scolarità. La parola “standardizzati” vi è nuova? Non la conoscete ?Significa uniformare quei punteggi ottenuti dalle prove ad un valore medio, conformarli ad uno standard.
È normale che possano entrare in gioco tante variabili, quali la stanchezza, l’ansia, l’impulsività del bambino nel dare la risposta, componenti psicologiche che noi terapisti prendiamo in considerazione. Ma quando un punteggio si discosta molto dal valore di normalità, li iniziamo a parlare di “valore patologico”. Io non posso dare parametri qualitativi, approssimativi e non standardizzati, “a naso”.Non sarei onesta intellettualmente. Sicuramente non con tutti i bambini è possibile effettuare valutazioni standardizzate ed accurate. In questo caso ci aiutiamo con i report da consegnare alla famiglia e svolgiamo un’osservazione qualitativa attraverso un setting ludico con la presenza di una figura genitoriale. L’ambiente deve essere confortevole, accogliente: la chiamerei una situazione “confort”.

Responsabilità.
Io mi prendo le mie responsabilità. Dovrebbero prendersele tutti: neuropsichiatri infantili, psicologici, tutte quelle figure che possono uniformare e completare un quadro diagnostico atteso da tutti, in primis dal genitore. Molti genitori mi dicono: “mi dia un suo parere, come lo vede?”.Sicuramente posso esprimermi riguardo cambiamenti sull’approccio alla terapia, su come il bambino risponde agli stimoli che gli vengono proposti durante le sedute, ma non dopo due settimane riguardo miglioramenti o eventuali peggioramenti.
Tutte le nostre prove, anche i report che si consegnano ai genitori nel caso di bambini molto piccoli o difficilmente valutabili , hanno un valore standardizzato da rispettare e confrontare con i parametri normativi per età.
Le raccomandazioni apportate dalla “Consensus Conference” di Montecatini Terme nel 2006 e Milano nel 2007 per la diagnosi dei Disturbi Evolutivi Specifici dell’apprendimento (DSA) prevedono:
- necessità di utilizzare test standardizzati per misurare l’intelligenza globale del bambino e le abilità specifiche di lettura, scrittura e calcolo, in quanto tale differenza tra il punteggio del QI( quoziente intellettivo ) e il punteggio delle abilità di letto scrittura, può confermarci un profilo di DSA;
- necessità di escludere condizioni invischianti che potrebbero “sporcare” il quadro diagnostico (deficit neurologici, quoziente intellettivo basso, menomazioni sensoriali, disturbi significativi della sfera emotiva, situazioni ambientali di svantaggio socio-culturali);
Particolare attenzione verrà mostrata nei casi di bilinguismo( bambini esposti a più lingue in condizioni di multiculturalità).
Ci piaccia o no, ci sono delle regole da rispettare.
La compromissione dell’abilità analizzata nel diagnosticare ,per esempio, uno disturbo specifico dell’apprendimento, deve essere significativa, ovvero -2 d.s( deviazioni standard) dai valori normativi attesi per età e scolarità del bambino; il livello intellettivo deve essere nella norma, non inferiore a -1 d.s( equivalente ad un valore di 85) rispetto ai valori attesi per l’età.
Ci tengo a precisare che la valutazione dell’intelligenza non è compito del logopedista, ma di un Neuropsichiatra Infantile o Psicologo dell’età evolutiva.
“Repetita iuvant”!