18 Set “E’ Bravo..ma”.
“….è molto intelligente, ma compie tanti errori di ortografia”. Francesco, 10anni, Disortografico
“….è bravissimo a scuola, ha un potenziale molto alto, ma è testardo, se gli dico NO non accetta”.
Filippo,8 anni. Spettro autistico ad alto funzionamento.
“….quando vuole fare una cosa che le piace però si applica ed è molto volenterosa, ma se le dico di fare i compiti prende mille scuse”. Marzia, 9 anni
“…migliora si, ma il suo linguaggio è ancora sporco. Perchè Dottoressa?”
Martina,48mesi.
Non è mai abbastanza.
..si dico a voi, proprio a voi, insegnanti, logopedisti, terapisti e genitori.
Quante volte avete sentito parlare i genitori, insegnanti o terapisti stessi cosi dei bambini. Si perchè sono bambini, non sono programmi al computer da formattare o modificare come e quando vuole l’adulto.
Cosa si racchiude in quel “…è bravo, ma?” una non accettazione del problema e/o della difficoltà che il bambino si trova a vivere in un determinato momento,un volere di più, un pretendere di più. Una frustrazione alta quella che vive il genitore, ma anche l’insegnante e lo stesso terapista. Non crediate che per noi sia semplice( se ci si mette anche il carico della famiglia che pretende obiettivi in breve tempo e l’aspetto economico da non sottovalutare).
Si, anche io mi sento frustrata quando lavoro per mesi sull’impostazione di un suono e il bambino non riesce a generalizzarlo quando poi racconta un episodio accaduto a “’kuola”( sssssscuola). Non mi vergogno nè a scriverlo, tanto meno ad esporlo alla famiglia del bambino stresso.
Quante volte nelle nostre relazioni scriviamo o troviamo scritto: “scarsa tolleranza alla frustrazione”.
Ma Noi adulti? ??!!!Sappiamo tollerarla questa benedetta FRUSTRAZIONE?
Con un ragazzo disortografico sarebbe frustrante presentarli esercizi o training mirati al recupero delle regole ortografiche(“ è”oppure “e”, “a” oppure “ha”…). Tale pratica non sortisce effetti positivi né per il terapista o l’insegnante che li propone, né per il bambino, in quanto la regola non viene generalizzata; attraverso un esercizio mirato il bambino potrebbe anche commettere meno errori, ma nella trascrizione fluente di un racconto, tornerà a fare gli stessi errori perchè la sua attenzione risulta canalizzata al contenuto e non alla forma.
E allora perchè, spesso, ci si sofferma a vedere le mancanze e non i punti di forza del bambino con difficoltà? Di quanto,al contrario, possano essere bravi e competenti nel disegno, nell’esposizione orale, nel suonare uno strumento, di quanto siano attenti ad osservare ogni minimo particolare. Cerchiamo di ACCETTARE e di pensarla in questo modo: “va bene cosi”.
Sicuramente esistono esercizi mirati alla riduzione degli errori di ortografia. Attualmente ho trovato utile il libro proposto dalla Erickson “Lessico e Ortografia, arricchimento del vocabolario, correttezza ortografica ed abilità di lettura” di Bigozzi,Falaschi e Limberti.
Il programma “lavora” sulle regole ortografiche indirettamente risultando molto utile alla generalizzazione di alcuni aspetti dell’ortografia della lingua italiana ma senza vessare il bambino sulla regola esplicita.
Un bambino che è nell’aria dello spettro o che presenti un DGS( Disturbo generalizzato dello sviluppo) ad alto funzionamento( quoziente intellettivo medio-alto), sicuramente sarà un bambino che andrà benissimo a scuola nelle prestazioni scolastiche, ma che forse cadrà nelle relazioni sociali con i compagni; non tollererà facilmente la frustrazione, non accetterà il “No” di un genitore con facilità, non saprà chiedere all’insegnante se non ha capito la lezione, non saprà gestire il turno comunicativo. Ma non per questo non bisogna vedere i suoi punti di forza, non per questo non è competente, non per questo non bisogna essere contenti di lui e trovare sempre il “però”o il “ma”.
Mi rendo conto che non è facile accettare, ma ho sempre pensato che il primo passo verso una buona riabilitazione sia l’accettazione del disturbo del proprio bambino da parte della famiglia stessa, porsi obiettivi minimi senza far sentire il bambino patologizzato.